Davide Bellombra

"Voce nel silenzio"

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La forza di una donna

AUNG SAN SUU KYI

Nella rubrica “Personaggi Straordinari” non poteva mancare lei, Aung San Suu Kyi, una donna che non solo ha avuto il coraggio di opporsi a un sistema dittatoriale nella sua Birmania, ma che, dopo anni di sacrificio, ha vinto la sua battaglia in difesa dei diritti umani.

Fin da piccola è stata abituata a lottare con forza e tenacia: infatti il padre, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947  viene ucciso da alcuni avversari politici, lasciando la famiglia in balia del suo destino e la nostra Aung San Suu Kyi senza una figura paterna a soli due anni. Da qui in poi la madre diventa l’unico punto di riferimento e un modello da emulare: infatti la donna dopo la morte del marito non si ritira in un amaro silenzio, ma fa sentire la sua voce diventando uno dei principali personaggi politici di spicco della Birmania. Aung San Suu Kyi è affascinata da questa donna che non si arrende mai e fin da bambina la segue in tutti i suoi viaggi diplomatici, sperando un giorno di diventare come lei. Grazie alla madre ha la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967 si laurea ad Oxford in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continua poi i suoi studi a New York, dove comincia a lavorare per le Nazioni Unite ed è proprio qui che per volontà del destino incontra uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che l’anno successivo diventa suo marito e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim. Ritorna in Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung istaura il regime militare che tuttora comanda in Myanmar. Ispirandosi agli insegnamenti di Mahatma Gandhi, Aung San Suu Kyi incomincia la lotta in difesa del suo paese in maniera non-violenta e fonda la Lega Nazionale per la Democrazia. Il regime la accusa di tradimento e la punisce con gli arresti domiciliari, consentendole però la libertà al di fuori dei confini, ma Aung San Suu Kyi rifiuta la proposta del regime, preferendo rimanere vicina al suo popolo anche se in prigionia.  Nel 1990 il regime militare decide di chiamare il popolo alle elezioni e il risultato è una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi dovuta diventare Primo Ministro, tuttavia i militari rigettano il voto, riconquistando il potere con la forza. L’anno successivo Aung San Suu Kyi, in onore della sua battaglia pacifica, vince il premio Nobel per la Pace ed usa i soldi ricevuti per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.

 A Aung San Suu Kyi non fu permesso neppure di curare il marito malato di cancro, perchè ogni contatto con i familiari le era severamente propibito e quindi a distanza dovette sopportare la notizia della morte del suo amato nel 1999. Nel 2002 per fortuna intervengono le Nazioni Unite e ad Aung San Suu Kyi viene riconosciuta una maggiore libertà d’azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003 è a bordo di un convoglio con numerosi assistenti, quando un gruppo di militari apre il fuoco causando molte vittime e solo grazie ai riflessi del suo autista la donna riesce a salvarsi. Viene messa di nuovo agli arresti domiciliari e  la sua salute è andata progressivamente peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri. A questo punto Il “caso” Aung San Suu Kyi incomincia ad essere un argomento internazionale e il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le conferisce la sua massima onorificenza: la Medaglia d’Onore. Nel 2009 la giunta militare ha arrestato e processato Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari…casualmente prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l’approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancisce la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia. Dopo un’ulteriore condanna finalmente Aung San Suu Kyi è stata liberata il 13 novembre 2010.

Con grande piacere vi riporto il titolo di apertura de La Repubblica del 1 aprile:

Birmania, Aung San Suu Kyi trionfa
“La Lega per la democrazia in testa ovunque”

La leader dell’opposizione al regime avrebbe vinto il suo seggio con oltre l’82% delle preferenze. Ottimi risultati per il suo partito in tutto il Paese. Manca il dato ufficiale, ma già si è radunata una piccola folla sotto l’abitazione della premio Nobel per festeggiarla. La Clinton plaude al risultato: “Ora si lavori a nuove riforme”.

La vera sfida, però, inizierà dopo il voto: il presidente Thein potrebbe offrire ai democratici incarichi di governo, ma resta sempre il pericolo di una restaurazione come quella del 1990, quando le elezioni vinte da Suu Kyi furono annullate e fu imposta la legge marziale.

Speriamo davvero di no anche se ben conosciamo la sete di potere dell’animo umano…Noi siamo dalla tua parte Aung San Suu Kyi!!!

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