Davide Bellombra

"Voce nel silenzio"

Archivio per il tag “attentato”

Senza Vergogna!

Il nostro bel paese sta vivendo giorni di lutto e di sconforto dopo le due tremende tragedie del weekend: la prima a Brindisi causata dalla barbaria umana (usare “bestialità” sarebbe un complimento per i colpevoli dell’attentato) e la seconda nell’Emilia Romagna causata dall’indomabile forza della Natura. Ora oltre alla crisi economica l’Italia e gli Italiani hanno ben altro per piangere e per rimanere afflitti in ginocchio…un silenzio immane incombe sulla nostra nazione ferita.

Silenzio??? Neanche questo è stato rispettato purtroppo, ho sentito da sabato troppe parole e blasfemie, ma soprattutto ho letto tra Facebook e Twitter frasi sconcertanti…

La prima ha avuto risonanza mediatica ed è la frase scritta su Fb da Stefano Venturi, consigliere della Lega Nord di Rovato:

Per fortuna il partito ha costretto il consigliere a rassegnare le dimissioni dopo la frase abominevole…la prima cosa intelligente che vedo fare dalla Lega:)

La seconda è sicuramente di portata minore per visibilità, ma non per brutalità…è un tweet di una certa Mery Pompins @Elettra Besito, che alla luce dei suoi innumerevoli followers si è sentita in diritto di dire: “Ho sempre pensato che dei Pugliesi si salvi solo il 30%. Il resto è solo gente da bruciare”. Tutto ciò a poche ore dal tragico attentato e dalla morte di Melissa che dall’esplosione di una bomba è davvero stata bruciata viva.

SENZA PAROLE!!!

L’amore per la verità

 Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari 

Queste sono le parole di un personaggio che definire straordinario è limitativo…

lui è ROBERTO SAVIANO!

 Dopo anni di tranquillo anonimato, di gavetta giornalistica presso Pulp, Diario, Sud, Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiono  e la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, Saviano affiora sulle scene internazionali nel 2006 con Gomorra, un romanzo destinato fin dagli albori ad entrare nella storia. Scoppia il “Caso Gomorra” e subito ci si rende conto di come una penna possa far più paura di una potente arma e di come la scrittura possa divenire strumento per la ricerca della verità e della giustizia.

L’Italia finalmente apre gli occhi e tra le pagine di questo romanzo scopre una verità inedita e molto amara. Il cittadino medio per la prima volta da turista spensierato diventa protagonista di un “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, di un lungo tragitto tra Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e l’agro aversano, centri cardine del mondo affaristico e criminale della camorra. La lettura non ci riporta un freddo e distaccato saggio sulla storia della criminalità organizzata in Campania, ma la sofferenza e la rabbia di un napoletano che vede la sua amata terra trasformata nella sede di ville hollywoodiane di boss malavitosi, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa e di una popolazione che protegge e approva l’operato di questo sistema. Si scopre un mondo in cui gli adolescenti non pensano a cosa fare da grandi, ma crescono con la convinzione che solo la criminalità potrà aiutarli a vivere serenamente e da veri uomini.

A tre anni di distanza dalla pubblicazione il libro diventa indiscutibilmente un Best Seller grazie alla vendita di 4,5 milioni di copie in tutto il mondo. Il romanzo diviene anche uno spettacolo teatrale, che fa vincere a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e un film, di cui ha firmato la sceneggiatura, che vanta innumerevoli premi: si ricordi infatti il riconoscimento al Festival di Cannes con il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria.

Il 10 dicembre 2009, alla presenza di Dario Fo, Saviano riceve il titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera e il Diploma di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte honoris causa e compie il nobile gesto di dedicare i riconoscimenti ai meridionali di Milano. Il 22 gennaio 2011 l’Università di Genova gli ha concesso la laurea honoris causa in Giurisprudenza “per l’importante con­trib­uto alla lotta con­tro la crim­i­nal­ità e alla difesa del prin­ci­pio di legal­ità nel nos­tro Paese” ed è proprio in occasione di questa cerimonia che scoppia una scintilla di guerra tra Saviano e la Mondadori: infatti a gran voce dedica il riconoscimento ai Magistrati della Procura di Milano che indagano sul Ruby-gate…cosa di certo non andata giù a Marina Berlusconi.

Molti critici hanno definito lo stile di Saviano molto simile a quello di Leonardo Sciascia e di Italo Calvino, due grandi autori del ‘900 divenuti celebri proprio per il saggio romanzato, genere letterario che l’autore napoletano ha dimostrato di saper armeggiare molto accuratamente.

Come ben sappiamo però la carriera di Saviano non è costellata solo da successi ma anche da molti sacrifici: infatti dal 2006, anno in denunciò nella piazza di Casal di Principe gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria, è costretto a viver sotto scorta a causa di continue minacce ed intimidazioni (decisione presa dall’ allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato). Pensate che nel 2008 durante il famoso processo Spartacus  il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello una lettera scritta congiuntamente dai due imputati (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni) in cui era contenuta la richiesta di spostamento del processo a causa dell’influenze che Roberto Saviano avrebbe avuto sui giudici. Dopo questo episodio si capì definitivamente che grande minaccia rappresentasse lo scrittore per gli alti ranghi della camorra e perciò si decise di ampliare la scorta a cinque uomini.

Il 2008 è l’anno della paura: infatti un ispettore di Polizia della DIA di Milano informa la direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza dal pentito Carmine Schiavone di un piano per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci. Nel giro di poco tempo il pentito smentisce tutto davanti ai magistrati e in questo modo allontana da sè ogni sospetto di ulteriori rapporti con l’organizzazione. Ormai è chiaro a tutti che Saviano è stato condannato a morte dal clan dei casalesi. Le informazioni che trapelano dagli interrogatori dei collaboratori di giustizia non danno speranze di futuro a Saviano, che dunque prende l’amara decisione di abbondonare l’Italia e lo fa con queste commuoventi parole:

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. 

Non si è fatta attendere la collaborazione da parte di illustri personaggi come Umberto Eco, Dario Fo, Rita Levi-Montalcini, Claudio Magris e tanti altri intellettuali stranieri che hanno invitato pubblicamente lo Stato Italiano a compiere qualsiasi sforzo per proteggerlo e sconfiggere la camorra, ponendo l’accento sul fatto che la criminalità organizzata non è un problema di polizia che riguarda solo lo scrittore, ma un problema di democrazia che riguarda tutti i cittadini liberi. Nonostante questo ancora oggi molte persone hanno il coraggio di sostenere che la scorta a Saviano sia un inutile spreco di soldi a carico dei cittadini italiani.

Nel 201o insieme a Fabio Fazio Saviano conduce su Rai3 Vieni via con me che ottiene inaspettatamente un grande successo di pubblico, riuscendo nell’impresa di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica sul potere della criminalità organizzata in tutta Italia e su altri delicati temi.

Nonostante l’apprezzamento collettivo il programma non è più andato in onda in Rai e questo deve farci molto riflettere sulla situazione della tv pubblica italiana…

P.S. In questo giorno speciale per tutti i padri spero che a breve anche Saviano possa sentirsi chiamare “papà” finalmente libero dalla paura di morire solo per aver scritto un semplice libro!

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