Davide Bellombra

"Voce nel silenzio"

Archivio per la categoria “Personaggi straordinari!”

Disco Music in Paradiso!

Ieri è morta un’altra grande diva…

DONNA SUMMER

LA DEA DELLA DISCO MUSIC!!!

RICORDIAMOLA ANCORA PER LE SUE INCREDIBILI QUALITA’: VOCE, ENERGIA E BELLEZZA!!!

La forza di una donna

AUNG SAN SUU KYI

Nella rubrica “Personaggi Straordinari” non poteva mancare lei, Aung San Suu Kyi, una donna che non solo ha avuto il coraggio di opporsi a un sistema dittatoriale nella sua Birmania, ma che, dopo anni di sacrificio, ha vinto la sua battaglia in difesa dei diritti umani.

Fin da piccola è stata abituata a lottare con forza e tenacia: infatti il padre, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947  viene ucciso da alcuni avversari politici, lasciando la famiglia in balia del suo destino e la nostra Aung San Suu Kyi senza una figura paterna a soli due anni. Da qui in poi la madre diventa l’unico punto di riferimento e un modello da emulare: infatti la donna dopo la morte del marito non si ritira in un amaro silenzio, ma fa sentire la sua voce diventando uno dei principali personaggi politici di spicco della Birmania. Aung San Suu Kyi è affascinata da questa donna che non si arrende mai e fin da bambina la segue in tutti i suoi viaggi diplomatici, sperando un giorno di diventare come lei. Grazie alla madre ha la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967 si laurea ad Oxford in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continua poi i suoi studi a New York, dove comincia a lavorare per le Nazioni Unite ed è proprio qui che per volontà del destino incontra uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che l’anno successivo diventa suo marito e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim. Ritorna in Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung istaura il regime militare che tuttora comanda in Myanmar. Ispirandosi agli insegnamenti di Mahatma Gandhi, Aung San Suu Kyi incomincia la lotta in difesa del suo paese in maniera non-violenta e fonda la Lega Nazionale per la Democrazia. Il regime la accusa di tradimento e la punisce con gli arresti domiciliari, consentendole però la libertà al di fuori dei confini, ma Aung San Suu Kyi rifiuta la proposta del regime, preferendo rimanere vicina al suo popolo anche se in prigionia.  Nel 1990 il regime militare decide di chiamare il popolo alle elezioni e il risultato è una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi dovuta diventare Primo Ministro, tuttavia i militari rigettano il voto, riconquistando il potere con la forza. L’anno successivo Aung San Suu Kyi, in onore della sua battaglia pacifica, vince il premio Nobel per la Pace ed usa i soldi ricevuti per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.

 A Aung San Suu Kyi non fu permesso neppure di curare il marito malato di cancro, perchè ogni contatto con i familiari le era severamente propibito e quindi a distanza dovette sopportare la notizia della morte del suo amato nel 1999. Nel 2002 per fortuna intervengono le Nazioni Unite e ad Aung San Suu Kyi viene riconosciuta una maggiore libertà d’azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003 è a bordo di un convoglio con numerosi assistenti, quando un gruppo di militari apre il fuoco causando molte vittime e solo grazie ai riflessi del suo autista la donna riesce a salvarsi. Viene messa di nuovo agli arresti domiciliari e  la sua salute è andata progressivamente peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri. A questo punto Il “caso” Aung San Suu Kyi incomincia ad essere un argomento internazionale e il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le conferisce la sua massima onorificenza: la Medaglia d’Onore. Nel 2009 la giunta militare ha arrestato e processato Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari…casualmente prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l’approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancisce la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia. Dopo un’ulteriore condanna finalmente Aung San Suu Kyi è stata liberata il 13 novembre 2010.

Con grande piacere vi riporto il titolo di apertura de La Repubblica del 1 aprile:

Birmania, Aung San Suu Kyi trionfa
“La Lega per la democrazia in testa ovunque”

La leader dell’opposizione al regime avrebbe vinto il suo seggio con oltre l’82% delle preferenze. Ottimi risultati per il suo partito in tutto il Paese. Manca il dato ufficiale, ma già si è radunata una piccola folla sotto l’abitazione della premio Nobel per festeggiarla. La Clinton plaude al risultato: “Ora si lavori a nuove riforme”.

La vera sfida, però, inizierà dopo il voto: il presidente Thein potrebbe offrire ai democratici incarichi di governo, ma resta sempre il pericolo di una restaurazione come quella del 1990, quando le elezioni vinte da Suu Kyi furono annullate e fu imposta la legge marziale.

Speriamo davvero di no anche se ben conosciamo la sete di potere dell’animo umano…Noi siamo dalla tua parte Aung San Suu Kyi!!!

Carramba che Carrà!!!

CON GRANDE ONORE VI PRESENTO IL PERSONAGGIO STRAORDINARIO DI QUESTA SETTIMANA…LEI E’ RAFFAELLA CARRA’!!!


Preparando questo articolo ho scoperto che la Carrà nazionale vanta un nome di battesimo così lungo da far invidia alle nobili casate rinascimentali: infatti i genitori l’hanno chiamata Raffaella Maria Roberta Pelloni quando nacque nel giugno del 1943…ebbene si, anche se non lo dimostra minimamente, la sua folta chioma patinata vide la luce ancora prima dello scoppio della guerra.

Dove e quando nasce il suo famoso nome d’arte? A consigliarle lo pseudonimo “Raffaella Carrà” è il regista Dante Guardamagna che, essendo appassionato d’arte, ha la brillante idea di accostare Raffaello, il grande artista rinascimentale rievocato nel suo vero nome, al pittore futurista Carlo Carrà. 

Perchè è proprio un regista a renderla famosa? Pochi sanno che la prima grande passione di Raffaella è il Cinema, con cui venne a contatto un po’ per gioco già da bambina recitando in Tormento del Passato. Negli anni ’60, dopo il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia, inizia con professionalità a interpretare ruoli importanti in La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini, Il peccato degli anni verdi di Leopoldo Trieste, I compagni di Mario Monicelli e Il colonnello Von Ryan, dove recita con la leggenda Frank Sinatra.

Pensate che, nonostante la quasi totalità degli Italiani la ami come presentatrice e cantante, la Scuola Nazionale di Cinema nel proprio sito ufficiale la cita ancora come esempio di grande attrice.

La sua lunga carriera televisiva inizia nel 1962 con Tempo di musica e con Il paroliere questo sconosciuto dove la troviamo nell’inedita veste di valletta di Elio Luttazzi. Nonostante il colpo di fulmine tra la showgirl romagnola e la tv, continuano le sue performance attoriali in piece teatrali e in sceneggiati televisivi come Scaramouche, ancora oggi famoso per la presenza del grande Domenico Modugno. A partire dal 1970 però non c’è più tempo per recitare…è l’anno del boom di Raffaella in Io Agata e tu, dove si presenta al grande pubblico come una moderna donna di spettacolo.

Anche se oggi siamo abituati ad associare la Carrà al tradizionale varietà del sabato sera, all’alba degli anni ’70 la showgirl diventa l’artefice di un rapido cambio di costume e di tendenza nel panorama italiano…basti pensare alla scelta di mostrare l’ombelico nella sigla della Canzonissima di Corrado!!!

Alla visione di questo balletto in prima serata si gridò allo scandalo (pensate se Belen fosse nata in quegli anni)!!!

L’effetto del Tuca Tuca è ancora più devastante…

Il 1974 è il grande anno di Milleluci con Mina…

Nel 1978 presenta il varietà Ma che sera, nel 1981 Millemilioni e nel 1982 affianca ancora Corrado che presenta Fantastico 3 con Gigi Sabani e Renato Zero, suo caro amico ancora oggi. Dal 1983 al 1985 conduce il celebre Pronto, Raffaella? , primo programma del mezzogiorno targato Rai, e ottiene anche grazie alla collaborazione dell’ex compagno Gianni Boncompagni un successo incredibile. Tutta questa popolarità la porta alla vincita nel 1984 del titolo di Personaggio televisivo femminile a livello europeo consegnato dall’European TV Magazines Association. Nella stagione televisiva 1985/1986 è la conduttrice del supershow Buonasera Raffaella e in quella successiva 1986/1987 di Domenica In. Quell’anno però la Carrà deve sopportare un pesante articolo pubblicato dal settimanale scandalistico Novella 2000 che l’accusava di trascurare la madre morente…la conduttrice si trova nuovamente al centro del ciclone e anche di cause giudiziarie e  la vicenda arriva addirittura a toccare il dibattito politico. L’anno dopo Silvio Berlusconi riesce a strapparle un contratto con la sua Fininvest e qui sperimenta i deludenti flop di Raffaella Carrà Show e Il principe azzurro. Amareggiata ritorna alla Rai dove ritrova l’affetto del grande pubblico e riaffiora sulla cresta dell’onda grazie alla conduzione di Fantastico12 con Johnny Dorelli. Seguono gli anni della fuga in Spagna dove sperimenta una nuova forma televisiva e un nuovo pubblico, ma la grande nostalgia per l’Italia e per la Rai la portano a un rientro in grande stile…il 1995 è l’anno di Carramba! che sorpresa, il primo programma della Carrà di cui ho un’esperienza diretta e un grande successo del sabato sera italiano (pensate che aveva una media del 40% di share…cifre inimmaginabili nell’era del digitale). Non ottiene il successo sperato invece il Festival di Sanremo che conduce nel 2001, mentre conquista discreti apprezzamenti Sogni del 2004 e nel 2006 Amore, programma finalizzato a sensibilizzare il pubblico sull’adozione a distanza, tematica molto cara a Raffaella che, non avendo potuto avere figli propri, ha preferito adottare ben 9 bimbi poco fortunati.

Concludo con tre video davvero interessanti e divertenti:

Il Medley dei suoi più grandi successi proposto a Carramba che fortuna…

Vero che state ballando davanti al pc???

Nel 2007 Tiziano Ferro omaggia l’icona della musica italiana con “E Raffaella è mia”…

Memorabile questa scena di Fantastico 1991…

 

L’amore per la verità

 Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari 

Queste sono le parole di un personaggio che definire straordinario è limitativo…

lui è ROBERTO SAVIANO!

 Dopo anni di tranquillo anonimato, di gavetta giornalistica presso Pulp, Diario, Sud, Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiono  e la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, Saviano affiora sulle scene internazionali nel 2006 con Gomorra, un romanzo destinato fin dagli albori ad entrare nella storia. Scoppia il “Caso Gomorra” e subito ci si rende conto di come una penna possa far più paura di una potente arma e di come la scrittura possa divenire strumento per la ricerca della verità e della giustizia.

L’Italia finalmente apre gli occhi e tra le pagine di questo romanzo scopre una verità inedita e molto amara. Il cittadino medio per la prima volta da turista spensierato diventa protagonista di un “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, di un lungo tragitto tra Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e l’agro aversano, centri cardine del mondo affaristico e criminale della camorra. La lettura non ci riporta un freddo e distaccato saggio sulla storia della criminalità organizzata in Campania, ma la sofferenza e la rabbia di un napoletano che vede la sua amata terra trasformata nella sede di ville hollywoodiane di boss malavitosi, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa e di una popolazione che protegge e approva l’operato di questo sistema. Si scopre un mondo in cui gli adolescenti non pensano a cosa fare da grandi, ma crescono con la convinzione che solo la criminalità potrà aiutarli a vivere serenamente e da veri uomini.

A tre anni di distanza dalla pubblicazione il libro diventa indiscutibilmente un Best Seller grazie alla vendita di 4,5 milioni di copie in tutto il mondo. Il romanzo diviene anche uno spettacolo teatrale, che fa vincere a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e un film, di cui ha firmato la sceneggiatura, che vanta innumerevoli premi: si ricordi infatti il riconoscimento al Festival di Cannes con il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria.

Il 10 dicembre 2009, alla presenza di Dario Fo, Saviano riceve il titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera e il Diploma di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte honoris causa e compie il nobile gesto di dedicare i riconoscimenti ai meridionali di Milano. Il 22 gennaio 2011 l’Università di Genova gli ha concesso la laurea honoris causa in Giurisprudenza “per l’importante con­trib­uto alla lotta con­tro la crim­i­nal­ità e alla difesa del prin­ci­pio di legal­ità nel nos­tro Paese” ed è proprio in occasione di questa cerimonia che scoppia una scintilla di guerra tra Saviano e la Mondadori: infatti a gran voce dedica il riconoscimento ai Magistrati della Procura di Milano che indagano sul Ruby-gate…cosa di certo non andata giù a Marina Berlusconi.

Molti critici hanno definito lo stile di Saviano molto simile a quello di Leonardo Sciascia e di Italo Calvino, due grandi autori del ‘900 divenuti celebri proprio per il saggio romanzato, genere letterario che l’autore napoletano ha dimostrato di saper armeggiare molto accuratamente.

Come ben sappiamo però la carriera di Saviano non è costellata solo da successi ma anche da molti sacrifici: infatti dal 2006, anno in denunciò nella piazza di Casal di Principe gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria, è costretto a viver sotto scorta a causa di continue minacce ed intimidazioni (decisione presa dall’ allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato). Pensate che nel 2008 durante il famoso processo Spartacus  il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello una lettera scritta congiuntamente dai due imputati (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni) in cui era contenuta la richiesta di spostamento del processo a causa dell’influenze che Roberto Saviano avrebbe avuto sui giudici. Dopo questo episodio si capì definitivamente che grande minaccia rappresentasse lo scrittore per gli alti ranghi della camorra e perciò si decise di ampliare la scorta a cinque uomini.

Il 2008 è l’anno della paura: infatti un ispettore di Polizia della DIA di Milano informa la direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza dal pentito Carmine Schiavone di un piano per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci. Nel giro di poco tempo il pentito smentisce tutto davanti ai magistrati e in questo modo allontana da sè ogni sospetto di ulteriori rapporti con l’organizzazione. Ormai è chiaro a tutti che Saviano è stato condannato a morte dal clan dei casalesi. Le informazioni che trapelano dagli interrogatori dei collaboratori di giustizia non danno speranze di futuro a Saviano, che dunque prende l’amara decisione di abbondonare l’Italia e lo fa con queste commuoventi parole:

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. 

Non si è fatta attendere la collaborazione da parte di illustri personaggi come Umberto Eco, Dario Fo, Rita Levi-Montalcini, Claudio Magris e tanti altri intellettuali stranieri che hanno invitato pubblicamente lo Stato Italiano a compiere qualsiasi sforzo per proteggerlo e sconfiggere la camorra, ponendo l’accento sul fatto che la criminalità organizzata non è un problema di polizia che riguarda solo lo scrittore, ma un problema di democrazia che riguarda tutti i cittadini liberi. Nonostante questo ancora oggi molte persone hanno il coraggio di sostenere che la scorta a Saviano sia un inutile spreco di soldi a carico dei cittadini italiani.

Nel 201o insieme a Fabio Fazio Saviano conduce su Rai3 Vieni via con me che ottiene inaspettatamente un grande successo di pubblico, riuscendo nell’impresa di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica sul potere della criminalità organizzata in tutta Italia e su altri delicati temi.

Nonostante l’apprezzamento collettivo il programma non è più andato in onda in Rai e questo deve farci molto riflettere sulla situazione della tv pubblica italiana…

P.S. In questo giorno speciale per tutti i padri spero che a breve anche Saviano possa sentirsi chiamare “papà” finalmente libero dalla paura di morire solo per aver scritto un semplice libro!

“Io cammino con gli ultimi”

Innanzi tutto voglio ringraziare calorosamente tutti i miei lettori, da quelli storici fino alle new entry, per l’affetto dimostrato in questi giorni…tutto ciò mi spinge ad impegnarmi ancora di più nella gestione di questo blog, iniziato così per gioco e divenuto in breve tempo fonte di innumerevoli soddisfazioni.

In secondo luogo vi informo su un “cambio di palinsesti”: la  rubrica Personaggi Straordinari, che fino ad ora fortunatamente ha ricevuto molti riscontri positivi, si sposta dalla domenica al lunedì con la speranza di non trovarmi più obbligato ad omaggiare l’ultimo nella lista dei defunti, ma di far in tempo ad esaltare un talento che ancora ci fa ridere, emozionare, commuovere e stupire.

Battezzo questa nuova stagione con un personaggio molto controverso, ribelle, anticonformista e per di più anche prete…

Lui è:

DON ANDREA GALLO!

Nel 1948 il nostro personaggio di oggi, dopo esser stato folgorato dalla spiritualità dei salesiani di Don Giovanni Bosco, entra nel noviziato di Varazze e incomincia a nutrire dentro di sè il desiderio di iniziative benefiche nel Terzo Mondo. Raggiunge il suo obiettivo nel 1953, anno in cui parte per San Paolo, dove incomincia un percorso di studi teologici che verrà bruscamente interrotto dalla sua totale repulsione per il regime brasiliano. Nel 1959 viene ordinato presbitero e successivamente diventa cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Qui cerca di introdurre un’impostazione educativa diversa, volendo combattere i secolari metodi repressivi con le uniche armi della fiducia e della libertà. Per la prima volta nella loro vita questi ragazzi si sentono finalmente amati e considarati da quel prete che permetteva loro di uscire, di andare al cinema e di vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall’unico e rigoroso concetto di espiazione della pena. La sua passione nell’educare questi giovani sfortunati non viene premiata ma condannata: infatti viene allontanato senza giustificazioni valide dal riformatorio e nel 1964 decide di lasciare la congregazione salesiana per questo motivo: «La congregazione salesiana si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale». Passa molti anni nella parrocchia del Carmine che grazie al suo intervento diventa punto di aggregazione e di ascolto di giovani e adulti  poveri ed emarginati in cerca di solidarietà. Nel 1970 il suo progetto viene nuovamente infranto a causa di un ennesimo trasferimento, questa volta causato dalle pressioni delle classi borghesi residenti che lo accusavano di essere comunista e di favorire lo spaccio di hashish all’interno della sua comunità. Il provvedimento dell’arcivescovo provoca nella parrocchia e nella città un movimento di protesta, ma la curia non torna indietro e ingiunge a don Andrea di obbedire. Tuttavia egli rinuncia all’incarico offertogli all’isola di Capraia, ritenendo che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Non si fa abbattere però Don Gallo e poco tempo dopo dà vita alla Comunità di San Benedetto al Porto, dove continua nel suo impegno a favore degli emarginati. Nel 2006 arriva persino a lottare a favore della legalizzazione delle droghe leggere e si fa multare per aver fumato uno spinello nel palazzo comunale di Genova e grazie a questa campagna stringe un forte sodalizio con Vasco Rossi e Piero Pelù. Hanno fatto discutere anche il suo sostegno al movimento No Dal Molin di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa nella città veneta e la sua partecipazione al V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Ha infine raggiunto l’apice delle antipatie nel Vaticano con la sua presenza nel 2009 al Gay Pride di Genova, con la presentazione del primo calendario transessuale della storia italiana, avente per protagoniste le trans del Ghetto di Genova cantate anche dall’amico Fabrizio De André e con la vittoria del titolo Personaggio Gay dell’Anno voluta da Gay.it. Recentemente Don Gallo ha sostenuto Marco Doria alle primarie del centrosinistra di Genova per la designazione del candidato sindaco, poi vinte dallo stesso Doria.

Vorrei concludere con una frase di  Loris Mazzetti, suo collaboratore nel libro Sono venuto per servire, che con ironia sia verso la Chiesa sia verso la Politica dice: «Peccato che Don sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader».

Te vogliamo bene assai…

Oggi è un giorno di lutto per la musica italiana, perchè si celebrano i funerali del cantautore Lucio Dalla dopo ben 50 anni di illustre attività artistica. Per ironia del destino il 4 marzo è stato la data propizia della sua nascita nel 1943 e anche quella dell’ultimo saluto ad amici e fan. Una data simbolica divenuta canzone nel 1971, anno in cui meritò la terza posizione del Festival di Sanremo.

Fin da bambino la sua vita è segnata dall’unica e grande passione per il Jazz, che lo porta a spiccare come suonatore di clarinetto nella bolognese star-band “Rheno Dixieland”, nota per aver ospitato anche il famoso regista Pupi Avati. All’alba degli anni ’60 Lucio entra per la prima volta in una sala di incisione con i Flippers e stringe un forte legame con Edoardo Vianello che si concretizza con la collaborazione nella celeberrima “I Watussi”. Gino Paoli ricopre un ruolo fondamentale nell’ascesa di Dalla: infatti è il primo che vede in quel “buffo omino peloso” un talento straordinario, tanto da spingerlo a una carriera da solista. La semplice ammirazione diventa un vero rapporto lavorativo nel 1964, anno in cui Paoli scrive “Lei (non è per me)” per il cantante bolognese. Al Cantagiro dello stesso anno Dalla deve sopportare pesanti critiche…in fondo non è così raro che un artista non venga immediatamente riconosciuto dal grande pubblico e dagli esperti. La delusione spinge il nostro Lucio a interrompere bruscamente il percorso da solita e a unirsi al gruppo de Gli Idoli con cui pubblicherà l’album “1999”, contenente il successo Paff Bum, portata con gli Yardbirds a Sanremo.

Il 1967 è l’anno di Bisogna saper perdere, capolavoro indiscusso che rieccheggia nelle nostre orecchie ancora oggi da quello storico Festival. Il famoso palco del Casinò di Sanremo è anche il punto di lancio dell’indimenticabile Piazza Grande del 1972, canzone in cui Dalla celebra proprio la piazza della sua Bologna, dove oggi migliaia di fan si sono riversati per l’ultimo saluto.

Gli anni tra il ’70 e il ’75 sono noti per l’intenso sperimentalismo che ha portato Lucio a pezzi musicalmente intricati ma mai difficili. A proposito della sua genialità innovativa mi piace riportare qui il commento del giornalista de “la Repubblica” Tiziano Toniutti: “Dalla ha sempre saputo, nell’arco di una discografia lunga e variegata, evitare la banalità del prevedibile, dare all’opera e al chorus due valori distinti e ugualmente importanti” . Condivido in pieno queste parole che dimostrano il perchè le sue canzoni a distanza di decenni sembrino più vive ed innovative che mai e non rischino certamente l’estinzione.

Dal 1977 inizia la consacrazione definitiva di Dalla nell’olimpo degli artisti senza tempo: infatti è l’anno di Come è profondo il mare, prodotto da Alessandro Colombini, che ottiene un riscontro popolare inimmaginabile. Seguono grandi successi sempre frutto della sua spontanea ispirazione e mai di un progetto a tavolino con influenti discografici. Il 1979 porta nella storia della musica italiana perle come Anna e Marco, il bolero de L’anno che verrà, le visioni oniriche e il jazz sottopelle di Stella di mare. L’album, che come titolo ha lo stesso nome dell’artista, è meraviglioso dall’inizio alla fine anche grazie ad alcuni pregevoli arrangiamenti di archi di Giampiero Reverberi. Nello stesso anno viene pubblicato anche “Banana Republic”, disco che prende origine dallo storico tour con Francesco De Gregori, con cui Lucio è tornato a duettare nel 2010.

Arrivano i proficui anni ’80 con le straordinarie Balla balla ballerino, Futura, Cara, Camion e Washington. Nel 1986 esce l’album DallAmeriCaruso, raccolta live che contiene l’inedito Caruso. Il brano, dedicato al tenore Enrico Caruso, diventa quasi un inno nazionale italiano all’estero e sicuramente la sua canzone più nota nel mondo…lo dimostrano i nove milioni di copie vendute e le innumerevoli reintepretazioni(quella di Luciano Pavarotti in primis).

OGNI VOLTA I BRIVIDI!!!

 

Oltre a De Gregori un altro amico storico di Dalla è Gianni Morandi, con cui ha duettato nella splendida Vita di Lavezzi e di Mogol.

Nella rassegna dei suoi collaboratori più fedeli non possiamo dimenticarci neanche Ron, autore dell’energica Attenti al Lupo.

La sua grandezza si rintraccia anche nella capacità di scovare talenti emergenti ed uno di questi è sicuramente Samuele Bersani, autore della magica Canzone.

Dalla saluta il millenio in modo estremamente originale nella sua ritmata Ciao…

E adesso caro Lucio siamo noi che con tanta nostalgia dobbiamo dire “ciao” al tuo grande talento e alla tua straordinaria simpatia…

Emozioni sanremesi

Ha chiuso trionfalmente l’ultima edizione del Festivàl di Sanremo con ben 14.456.000 spettatori (50.93%) nella prima parte e 12.031.000 (68.73%) nella seconda. Il picco di ascolto alle 22:59 con 17.505.000 spettatori, mentre l’apice di share all’1:16 con l’81.96%. La media ponderata della finalissima è stata di 13.287.000 ascoltatori per uno share del 57.43%.  Non si vedevano cifre del genere dal lontano 2000 in cui i protagonisti indiscussi furono il conduttore Fabio Fazio e gli Avion Travel con Sentimento.

Dopo le innumerevoli polemiche finalmente le belle canzoni hanno trovato giustizia e il podio si è completamente tinto di rosa con Emma, Arisa e Noemi. Non succedeva dal 1999 che i primi posti andassero interamente al “gentil sesso” e questo sicuramente è un riscatto per tutte le donne che si sono sentite offese dall’ormai celebre spacco estremo di Belen.

Ringrazio per le tantissime visite all’articolo “Le più belle canzoni sanremesi” e ai tanti commentatori che hanno aperto il cuore ricordando i loro pezzi preferiti della storica kermesse. Un grazie particolare a Gianluca e a Vito che mi hanno offerto molti spunti per l’articolo che chiude per quest’anno l’evento Sanremo.

Prepariamoci a grandi emozioni…

MIA MARTINA CON “ALMENO TU NELL’UNIVERSO” NEL 1989

GIUNI RUSSO CON “MORIRO’ D’AMORE” NEL 2003

RINO GAETANO CON “GIANNA” NEL 1978

MINA CON “LE MILLE BOLLE BLU”NEL 1961

Ed ora vorrei ricordare un assoluto protagonista (antagonista secondo molti) di questa edizione…
il grande ADRIANO CELENTANO
 
 
Non posso infine non omaggiare GIANNI MORANDI…il vero vincitore delle ultime due edizioni del Festival grazie ad ascolti record e al suo talento nel trovare pezzi musicali davvero belli e interessanti…primo tra tutti “Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni.
Ascoltiamolo ora con Umberto Tozzi ed Enrico Ruggieri in SI PUO’ DARE DI PIU’, canzone vincitrice nel 1987.
 
 
Al prossimo Festival…

Ciao Whitney!

Ho riflettuto tanto prima di pubblicare quest’articolo in onore di Whitney Houston nella rubrica “Personaggi Straordinari”: infatti non volevo apparire nè retorico e nè come colui che ha bisogno della morte di un artista per comprenderne il suo talento…i lettori che abitualmente mi seguono sanno benissimo che la maggior parte dei personaggi che omaggio sono vivi e vegeti! Non è forse inutile celebrare solo i defunti che non possono ringraziare, godersi i complimenti ed essere felici del loro meritato successo??? Bisogna avere il coraggio di riconoscere le qualità delle persone quando ancora possono sorriderci, soprattutto se dotate di un sorriso smaliante come quello di Whitney!

Non farò alcun riferimento alle cause del suo decesso sia perchè ormai le saprete benissimo, sia perchè non sono ancora un giornalista, sia perchè voglio ricordarla come la regina e il corpo del pop internazionale.

Non è forse un caso che sia morta proprio nella giornata dei Grammy, i prestigiosi Oscar della musica, dopo una lunga cariera contrassegnata da una miriade di statuette e da ben 170 milioni di dischi venduti. Non è stata semplicemente una brava cantante, ma una delle più popolari artiste di tutti i tempi, tanto da essere stata soprannominata “The voice” dalla nota presentatrice americana Oprah Winfrey. La sua voce è riuscita nell’impresa di aprire il mercato discografico a una persona di colore e a strappare ai leggendari Beatles  il record di permanenza ai vertici delle classifiche… non a caso la rivista Rolling Stones l’ha inserita nella lista dei 10 cantanti più grandi di tutti i tempi.

Ripercorriamo insieme le principali tappe del suo successo:

1987: anno della hit internazionale  I Wanna Dance with Somebody (Who Loves Me)

1991: canta l’inno nazionale statunitense di fronte alle truppe americane tornate dalla Guerra del Golfo

1992: debutta al cinema nel film “La guardia del corpo” con Kevin Costner…la colonna sonora I Will Always Love You è un successo planetario (42 milioni di copie)

CHE EMOZIONE!!!

1998: esce il suo quarto album dal titolo My Love Is Your Love e con lui i successi  It’s Not Right but It’s Okay, Heartbreak Hotel e il duetto con Mariah Carey When You Believe, colonna sonora del film d’animazione della Dreamworks Il principe d’Egitto…il pezzo vince l’Oscar come migliore canzone originale.

2000: esce il primo Greatest Hits, uno dei 20 album più venduti nella storia delle classifiche inglesi.

2009: dopo le travagliate vicende familiari e molti anni di silenzio ritorna sulla cresta dell’onda con il suo settimo album I Look To You…successo che travolge anche la nostra Italia

eccola ospite a X Factor 3 dove canta Million Dollar Bill e riceve il disco d’oro per le 35 mila copie vendute fino a quel momento nel nostro paese!!!

I suoi ultimi anni sono segnati da innumerevoli premi: Premio Internazionale per l’Eccellenza, disco di platino per il suo ultimo album, vittoria nella categoria Best Music Video per I Look To You agli Image Awards, nomination per gli Echo Awards, la versione tedesca dei Grammys, nella categoria “Best International Artist”, “Entertainer Honor Award” ai Bet Honors.

Una vita da idolo indiscusso!!!

Purtroppo fama, ricchezza e talento non hanno impedito a Whitney di morire a soli 48 anni, anzi forse sono stati proprio la principale causa del suo precoce decesso. Purtroppo che tu sia una commessa o una diva internazionale resti comunque inerme di fronte ai fantasmi psicologici che ti logorano da dentro, uccidendoti giorno dopo giorno…Noi tutti però la ricorderemo per il suo stupendo sorriso e per la sua incredibile voce per sempre, al di là delle sue debolezze, paure e fragilità!

CIAO WHITNEY!!!

Per un pugno d’artista

Dopo il democratico sondaggio lanciato venerdì sono lieto di dedicare la rubrica “Personaggi Straordinari” a Neri Marcorè che a sorpresa ha spodestato i leggendari Abba, ai vertice delle preferenze fino a poche ore fa…invito i loro fan incalliti a non prendersela con me, ma con Gianluca, in arte MisterGrr, che non si è lasciato scappare l’occasione di vedere omaggiato uno dei suoi attori preferiti…e come dargli torto, in fondo Marcorè è davvero un fuori classe dello spettacolo italiano!

Neri Marcorè:  attore, imitatore, doppiatore, conduttore televisivo e cantante…insomma un artista a tutto tondo!

Ad inaugurare la sua cariera televisiva nel 1988 è l’indimenticabile Corrado nella storica Corrida, fortunato trampolino di lancio per l’attore marchigiano che nel giro di pochi mesi si vedrà scelto da miti nazional popolari dal calibro di Gigi Sabani in Stasera mi butto e specialmente di Raffaella Carrà in Ricomincio da due.

Di lui si ricorda con piacere il lungo sodalizio con Serena Dandini iniziato nel 1997 con Pippo Chennedy Show  e confermato recentemente nell’attuale trasmissione The show must go off della controversa conduttrice romana. Qui ha dato sfoggio delle sue note qualità imitative riproponendo la sua classica parodia del deputato democristiano.

Seguono i successi in Ciro nel ’99, ne L’Ottavo Nano nel 2001 e in Mai dire domenica con la Gialappa’s band dal 2002 al 2003. Il programma televisivo che però lo vede come indiscusso protagonista è Per un pugno di libri, condotto da quest’anno dalla brava Veronica Pivetti dopo ben 1o anni nelle mani di Marcorè. Qui l’attore sperimenta la professione del conduttore con grande eleganza dando anche voce alla sua indole erudita sempre celata nelle sue innumerevoli maschere.

Un capitolo a parte è bene dedicare alla sua partecipazione a Parla con me dove le sue divertenti imitazioni non si contano certo con le dita delle mani…tra le più popolari ricordiamo: Luciano Ligabue, Antonio Di Pietro, Zapatero, Clemente Mastella, Jovanotti, Piero Fassino, Maurizio Gasparri, Alberto Angela, Daniele Capezzone e Niccolò Ghedini.

Ho selezionato questo video per voi, spero vi piaccia…

Nella sua invidiabile cariera non sono mancati neanche i ruoli di speaker radiofonico nel programma comico-satirico Siamo se stessi e persino di politico: infatti si è candidato alle primarie del Partito Democratico con una lista a sostegno di Walter Veltroni.

Con grande umiltà rende omaggio al leggendario Gaber al teatro Ambra Jovinelli di Roma con lo spettacolo Un certo signor G.

Lo ricordo ancora come protagonista di fiction rai di successo come Papa Luciani, il sorriso di Dio e Tutti pazzi per amore e di film come Il cuore altrove, La seconda notte di nozze, Gli amici del bar Margherita di Pupi Avati.

Nelle stagioni 2008/2009 e 2009/2010 è protagonista dello spettacolo intitolato “Attenti a quei due” con il cantautore Luca Barbarossa. Nel 2011 invece presta il suo volto all’importante Concerto del Primo Maggio organizzato dai sindacati CGIL, CISL e UIL. Ora Marcorè è ritornato al suo amato teatro con Eretici e Corsari, in cui insieme al bravo Claudio Gioè celebra Pasolini e ancora una volta Gaber.

Non esagero vero a definirlo un artista raro???

Blog democratico

Navigazione articolo