Davide Bellombra

"Voce nel silenzio"

L’amore per la verità

 Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari 

Queste sono le parole di un personaggio che definire straordinario è limitativo…

lui è ROBERTO SAVIANO!

 Dopo anni di tranquillo anonimato, di gavetta giornalistica presso Pulp, Diario, Sud, Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiono  e la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, Saviano affiora sulle scene internazionali nel 2006 con Gomorra, un romanzo destinato fin dagli albori ad entrare nella storia. Scoppia il “Caso Gomorra” e subito ci si rende conto di come una penna possa far più paura di una potente arma e di come la scrittura possa divenire strumento per la ricerca della verità e della giustizia.

L’Italia finalmente apre gli occhi e tra le pagine di questo romanzo scopre una verità inedita e molto amara. Il cittadino medio per la prima volta da turista spensierato diventa protagonista di un “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, di un lungo tragitto tra Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e l’agro aversano, centri cardine del mondo affaristico e criminale della camorra. La lettura non ci riporta un freddo e distaccato saggio sulla storia della criminalità organizzata in Campania, ma la sofferenza e la rabbia di un napoletano che vede la sua amata terra trasformata nella sede di ville hollywoodiane di boss malavitosi, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa e di una popolazione che protegge e approva l’operato di questo sistema. Si scopre un mondo in cui gli adolescenti non pensano a cosa fare da grandi, ma crescono con la convinzione che solo la criminalità potrà aiutarli a vivere serenamente e da veri uomini.

A tre anni di distanza dalla pubblicazione il libro diventa indiscutibilmente un Best Seller grazie alla vendita di 4,5 milioni di copie in tutto il mondo. Il romanzo diviene anche uno spettacolo teatrale, che fa vincere a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e un film, di cui ha firmato la sceneggiatura, che vanta innumerevoli premi: si ricordi infatti il riconoscimento al Festival di Cannes con il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria.

Il 10 dicembre 2009, alla presenza di Dario Fo, Saviano riceve il titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera e il Diploma di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte honoris causa e compie il nobile gesto di dedicare i riconoscimenti ai meridionali di Milano. Il 22 gennaio 2011 l’Università di Genova gli ha concesso la laurea honoris causa in Giurisprudenza “per l’importante con­trib­uto alla lotta con­tro la crim­i­nal­ità e alla difesa del prin­ci­pio di legal­ità nel nos­tro Paese” ed è proprio in occasione di questa cerimonia che scoppia una scintilla di guerra tra Saviano e la Mondadori: infatti a gran voce dedica il riconoscimento ai Magistrati della Procura di Milano che indagano sul Ruby-gate…cosa di certo non andata giù a Marina Berlusconi.

Molti critici hanno definito lo stile di Saviano molto simile a quello di Leonardo Sciascia e di Italo Calvino, due grandi autori del ‘900 divenuti celebri proprio per il saggio romanzato, genere letterario che l’autore napoletano ha dimostrato di saper armeggiare molto accuratamente.

Come ben sappiamo però la carriera di Saviano non è costellata solo da successi ma anche da molti sacrifici: infatti dal 2006, anno in denunciò nella piazza di Casal di Principe gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria, è costretto a viver sotto scorta a causa di continue minacce ed intimidazioni (decisione presa dall’ allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato). Pensate che nel 2008 durante il famoso processo Spartacus  il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello una lettera scritta congiuntamente dai due imputati (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni) in cui era contenuta la richiesta di spostamento del processo a causa dell’influenze che Roberto Saviano avrebbe avuto sui giudici. Dopo questo episodio si capì definitivamente che grande minaccia rappresentasse lo scrittore per gli alti ranghi della camorra e perciò si decise di ampliare la scorta a cinque uomini.

Il 2008 è l’anno della paura: infatti un ispettore di Polizia della DIA di Milano informa la direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza dal pentito Carmine Schiavone di un piano per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci. Nel giro di poco tempo il pentito smentisce tutto davanti ai magistrati e in questo modo allontana da sè ogni sospetto di ulteriori rapporti con l’organizzazione. Ormai è chiaro a tutti che Saviano è stato condannato a morte dal clan dei casalesi. Le informazioni che trapelano dagli interrogatori dei collaboratori di giustizia non danno speranze di futuro a Saviano, che dunque prende l’amara decisione di abbondonare l’Italia e lo fa con queste commuoventi parole:

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. 

Non si è fatta attendere la collaborazione da parte di illustri personaggi come Umberto Eco, Dario Fo, Rita Levi-Montalcini, Claudio Magris e tanti altri intellettuali stranieri che hanno invitato pubblicamente lo Stato Italiano a compiere qualsiasi sforzo per proteggerlo e sconfiggere la camorra, ponendo l’accento sul fatto che la criminalità organizzata non è un problema di polizia che riguarda solo lo scrittore, ma un problema di democrazia che riguarda tutti i cittadini liberi. Nonostante questo ancora oggi molte persone hanno il coraggio di sostenere che la scorta a Saviano sia un inutile spreco di soldi a carico dei cittadini italiani.

Nel 201o insieme a Fabio Fazio Saviano conduce su Rai3 Vieni via con me che ottiene inaspettatamente un grande successo di pubblico, riuscendo nell’impresa di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica sul potere della criminalità organizzata in tutta Italia e su altri delicati temi.

Nonostante l’apprezzamento collettivo il programma non è più andato in onda in Rai e questo deve farci molto riflettere sulla situazione della tv pubblica italiana…

P.S. In questo giorno speciale per tutti i padri spero che a breve anche Saviano possa sentirsi chiamare “papà” finalmente libero dalla paura di morire solo per aver scritto un semplice libro!

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36 pensieri su “L’amore per la verità

  1. 50mila in ha detto:

    Mi trovi in tutto e per tutto concorde con quello che hai scritto. Saviano ha due palle d’acciao!!!!!
    Lo stimo profondamente!!!!

    Chiedo venia per il ritardo ma sai cosa è successo… Ed ho avuto bisogno di un paio di giorni sabbatici….

    Ti abbraccio

    • Vedo che sfoggi un nuovo nome! In cosa sei in ritardo?

      • 50mila in ha detto:

        Nell’essere venuto a leggerti 🙂

        Il nuovo nome è dato dal fatto che adesso i blog su wordpress com hanno un sacco di paranoie.
        Ma non mi dispiace… D’altronde ho cominciato una nuova vita…. Quindi ben venga anche questo!
        Ti abbraccio!!!!

      • Non eri in ritardo…anzi sei stato il primo a commentare! Buona nuova vita allora!!!

  2. La reazione degli stupidi e dei vigliacchi davanti a queste cose è sempre un’idiozia del tipo “Beh, se l’è andata a cercare”. Lo dicono di lui, lo dicono di Rushdie, lo dicono dei vignettisti Danesi, simpatici vecchietti che qualcuno vorrebbe morti solo per aver pubblicato dei disegnini su uno sconosciuto giornale (e a cui gli italiani che hanno espresso Solidarietà si contano sulle dita di una mano che sta facendo le corna…)

  3. hai ragione..quest’uomo è spettacolare.
    non conosce paura…eppure c’è gente che lo seppellirebbe mi sa.
    Ne servirebbero di più di uomini così!

    • Senza il mi sa…dà fastidio anche a molti politici! Ti ricordi la reazione della lega dopo il discorso sulla criminalità organizzata in Lombardia a Vieni via con me???

  4. Mah, io tenderei a stemperare un pochino l’entusiasmo. Gomorra prima di decollare con le vendite ce ne ha messo di tempo! Il boom c’è stato quando Repubblica e altri quotidiani nazionali riportarono le minacce di morte all’autore. Non che non siano vere, ma è innegabile che siano state un’ottima pubblicità che lui e l’editore hanno colto al volo, per quanto comunque non le augurerei a nessuno, sia chiaro. Molti piccoli giornalisti, ex colleghi di Saviano, hanno dichiarato che lui si è limitato a riorganizzare i tanti articoli di giornali scritti da sconosciuti giornalisti sul campo, che raccontano quello che Saviano ha scritto dentro Gomorra da decenni sulle cronache locali. Niente di più. Sono cose già scritte. La trasmissione Vieni Via Con Me non è stata riproposta perché Saviano ha percepito qualcosa vicino ai 250mila euro a puntata e RAI3, nonostante gli ottimi ascolti, ha scelto di non produrre una seconda edizione. Fatte queste dovute precisazioni, comunque un grandissimo personaggio.

    • E’ normale che un libro non possa diventare un best seller senza una grande pubblicità alle spalle…pubblicità di cui Saviano avrebbe fatto volentieri a meno nonostante tutto ciò abbia dato senso e valore alla sua vita! Le accuse dei colleghi per me sono frutto della pura invidia, anche se non vedo cosa ci sia di bello a vivere con la paura di morire da un momento all’altro e sicuramente un bel po’ di soldi non valgano le sofferenze che patisce. Per quanto riguarda la Rai i problemi non sono assolutamente i cachet visto che spende molto di più per trasmissioni ridicole e personaggi non meritevoli!

  5. icittadiniprimaditutto in ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  6. Davide … questo grande personaggio scrive cio’ che la maggioranza di noi pensa…
    mi “inchino” a lui e al coraggio che ha anche per noi.
    Articolo fantastico e doveroso …. grazie !

  7. Grande Davide! Non ho altro da aggiungere! Un abbraccio.

  8. micia in ha detto:

    Sono una delle poche che non ha nè letto i libri, nè visto il film.

  9. Gabry in ha detto:

    Roberto, se ti vuoi innamorare di me, devi solo dirmelo! 🙂

    Fatta questa doverosa dichiarazione, ringrazio la rai per aver pagato “l’esiguo” cachet di Giuliano Ferrara.

    • In realtà il servizio pubblico dovrebbe essere aperto a tutti…da Ferrara a Santoro! Il problema è che il primo vi è ancora nonostante gli ascolti indecenti, mentre il secondo ha dovuto preparare i bagagli nonostante gli otto milioni di fedeli telespettatori!

      • Gabry in ha detto:

        eh, appunto…da persona intelligente quale sei, ti sei risposto da solo. Ormai è chiaro che la rai non è più un servizio pubblico da molto tempo. L’unica cosa che la rende tale è il canone che aumenta ogni anno!

      • Grazie per il complimento! Molte persone che conosco hanno chiesto il rimborso dopo l’annullamento dei contratti a Santoro, Dandini, Saviano ecc

      • Gabry in ha detto:

        P.S. E a proposito di cecità, non a caso Saramago ha citato anche Saviano nel “Quaderno”.

      • Non conoscevo questo blog! Ma tu hai un blog?

  10. Che bello…grazie a tutti voi il mio blog ha raggiunto i 1000 commenti!

  11. lacasadiartu in ha detto:

    forse forse…..

  12. lacasadiartu in ha detto:

    evviva!!!! ci sono riuscita, ho forse risolto???

    finalmente qui per commentare questo post davvero bello, che ci fa riflettere molto….bravo come sempre !!!!!

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