Davide Bellombra

"Voce nel silenzio"

Archivi per il mese di “marzo, 2012”

Licenziato!!!

 CLAMOROSA ROTTURA TRA EMILIO FEDE E IL SUO STORICO TG4!!!

In una logica di rinnovamento editoriale della testata cambia la direzione del Tg4. Dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine, Emilio Fede lascia l’azienda Mediaset. L’azienda lo ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del gruppo.

Questo è il comunicato con cui ieri sera Mediaset ha ufficializzato il clamoroso licenziamento dopo 23 anni di Emilio Fede, il giornalista che ha creato l’informazione del Biscione e ha accompagnato con passione la lunghissima carriera politica di Berlusconi. In realtà con l’ex Presidente del Consiglio ha stretto un rapporto molto più forte della semplice collaborazione lavorativa e lo dimostra la sua presenza costante nello scandalo Bunga Bunga, in cui spiccano anche le “brillanti” figure di Lele Mora e Nicole Minetti. Ad accelerare la data dell’addio di Fede al suo storico tg, già prevista per la veneranda età del direttore, è stata la notizia della tentata esportazione in Svizzera di ben 2,5 milioni di euro, cifra giustamente rifiutata dalla banca per la sua incerta provenienza.

Quello che ci mancherà di lui non saranno certo le sue “imparziali” esclusive o i numerosi speciali in occasione delle vittorie elettorali del suo Silvio, ma i suoi divertentissimi fuori onda trasmessi costantemente da Striscia la notizia…

Che ridere!!!

Non ci dimenticheremo neanche le sue reazioni inimitabili di fronte alle intrusioni del fastidioso Paolini…

Guardate infine questo video struggente…

Chi non vorrebbe un amico fedele come lui???

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Carramba che Carrà!!!

CON GRANDE ONORE VI PRESENTO IL PERSONAGGIO STRAORDINARIO DI QUESTA SETTIMANA…LEI E’ RAFFAELLA CARRA’!!!


Preparando questo articolo ho scoperto che la Carrà nazionale vanta un nome di battesimo così lungo da far invidia alle nobili casate rinascimentali: infatti i genitori l’hanno chiamata Raffaella Maria Roberta Pelloni quando nacque nel giugno del 1943…ebbene si, anche se non lo dimostra minimamente, la sua folta chioma patinata vide la luce ancora prima dello scoppio della guerra.

Dove e quando nasce il suo famoso nome d’arte? A consigliarle lo pseudonimo “Raffaella Carrà” è il regista Dante Guardamagna che, essendo appassionato d’arte, ha la brillante idea di accostare Raffaello, il grande artista rinascimentale rievocato nel suo vero nome, al pittore futurista Carlo Carrà. 

Perchè è proprio un regista a renderla famosa? Pochi sanno che la prima grande passione di Raffaella è il Cinema, con cui venne a contatto un po’ per gioco già da bambina recitando in Tormento del Passato. Negli anni ’60, dopo il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia, inizia con professionalità a interpretare ruoli importanti in La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini, Il peccato degli anni verdi di Leopoldo Trieste, I compagni di Mario Monicelli e Il colonnello Von Ryan, dove recita con la leggenda Frank Sinatra.

Pensate che, nonostante la quasi totalità degli Italiani la ami come presentatrice e cantante, la Scuola Nazionale di Cinema nel proprio sito ufficiale la cita ancora come esempio di grande attrice.

La sua lunga carriera televisiva inizia nel 1962 con Tempo di musica e con Il paroliere questo sconosciuto dove la troviamo nell’inedita veste di valletta di Elio Luttazzi. Nonostante il colpo di fulmine tra la showgirl romagnola e la tv, continuano le sue performance attoriali in piece teatrali e in sceneggiati televisivi come Scaramouche, ancora oggi famoso per la presenza del grande Domenico Modugno. A partire dal 1970 però non c’è più tempo per recitare…è l’anno del boom di Raffaella in Io Agata e tu, dove si presenta al grande pubblico come una moderna donna di spettacolo.

Anche se oggi siamo abituati ad associare la Carrà al tradizionale varietà del sabato sera, all’alba degli anni ’70 la showgirl diventa l’artefice di un rapido cambio di costume e di tendenza nel panorama italiano…basti pensare alla scelta di mostrare l’ombelico nella sigla della Canzonissima di Corrado!!!

Alla visione di questo balletto in prima serata si gridò allo scandalo (pensate se Belen fosse nata in quegli anni)!!!

L’effetto del Tuca Tuca è ancora più devastante…

Il 1974 è il grande anno di Milleluci con Mina…

Nel 1978 presenta il varietà Ma che sera, nel 1981 Millemilioni e nel 1982 affianca ancora Corrado che presenta Fantastico 3 con Gigi Sabani e Renato Zero, suo caro amico ancora oggi. Dal 1983 al 1985 conduce il celebre Pronto, Raffaella? , primo programma del mezzogiorno targato Rai, e ottiene anche grazie alla collaborazione dell’ex compagno Gianni Boncompagni un successo incredibile. Tutta questa popolarità la porta alla vincita nel 1984 del titolo di Personaggio televisivo femminile a livello europeo consegnato dall’European TV Magazines Association. Nella stagione televisiva 1985/1986 è la conduttrice del supershow Buonasera Raffaella e in quella successiva 1986/1987 di Domenica In. Quell’anno però la Carrà deve sopportare un pesante articolo pubblicato dal settimanale scandalistico Novella 2000 che l’accusava di trascurare la madre morente…la conduttrice si trova nuovamente al centro del ciclone e anche di cause giudiziarie e  la vicenda arriva addirittura a toccare il dibattito politico. L’anno dopo Silvio Berlusconi riesce a strapparle un contratto con la sua Fininvest e qui sperimenta i deludenti flop di Raffaella Carrà Show e Il principe azzurro. Amareggiata ritorna alla Rai dove ritrova l’affetto del grande pubblico e riaffiora sulla cresta dell’onda grazie alla conduzione di Fantastico12 con Johnny Dorelli. Seguono gli anni della fuga in Spagna dove sperimenta una nuova forma televisiva e un nuovo pubblico, ma la grande nostalgia per l’Italia e per la Rai la portano a un rientro in grande stile…il 1995 è l’anno di Carramba! che sorpresa, il primo programma della Carrà di cui ho un’esperienza diretta e un grande successo del sabato sera italiano (pensate che aveva una media del 40% di share…cifre inimmaginabili nell’era del digitale). Non ottiene il successo sperato invece il Festival di Sanremo che conduce nel 2001, mentre conquista discreti apprezzamenti Sogni del 2004 e nel 2006 Amore, programma finalizzato a sensibilizzare il pubblico sull’adozione a distanza, tematica molto cara a Raffaella che, non avendo potuto avere figli propri, ha preferito adottare ben 9 bimbi poco fortunati.

Concludo con tre video davvero interessanti e divertenti:

Il Medley dei suoi più grandi successi proposto a Carramba che fortuna…

Vero che state ballando davanti al pc???

Nel 2007 Tiziano Ferro omaggia l’icona della musica italiana con “E Raffaella è mia”…

Memorabile questa scena di Fantastico 1991…

 

Sarò sempre tuo padre…

Anche quest’anno in occasione del 19 marzo i papà d’Italia sono stati omaggiati come eroi dai propri figli, che come sempre si sono  ingegnati nel reperire i simpatici gadget che l’epoca del consumismo impone. Eppure dietro la gioia di questa giornata si celano il dolore e la rabbia di milioni di padri che non solo non hanno ricevuto alcun augurio, ma non possono nemmeno godersi la crescita dei loro bambini tra una giornata dagli avvocati e una sfuriata con la ex moglie che pretende denaro. Ormai è diventata una vera piaga sociale quella dei padri separati, che in periodo di crisi tra affitto, posto di lavoro precario e mantenimento non riescono più ad arrivare a fine mese…questo spiega il perchè del suicidio di ben 2000 padri divorziati all’anno in tutto il mondo. La mia non vuole essere un’apologia dei papà separati, anche perchè spesso è loro la causa del divorzio, ma penso che i figli non debbano mai sopportare le terribili guerre legali che si scatenano alla fine di un matrimonio. Per fortuna vi sono molti genitori razionali che preferiscono trovare soluzioni pacifiche alla fine di un amore, ma a volte, quando ciò non avviene, ci si può ritrovare da un giorno all’altro senza più la possibilità di vedere i figli crescere, ridere e piangere…e cifre alla mano a subire questa ingiustizia sono soprattutto i padri. Proprio per aiutare gli uomini sprofondati in questa drammatica situazione è nata l’associazione GENITORI SOTTRATTI, che come principale obiettivo ha il benessere dei più piccoli che necessitano nella loro formazione di entrambe le figure familiari, come sottolinea la loro formula 50% papà+ 50% mamma= 100% figlio più felice. Non è certamente un calcolo complesso, ma il Tribunale dei Minori, ancora fossilizzato a mezzo secolo fa, non riesce proprio a comprenderlo, preferendo dare in pasto i bambini a sconosciuti assistenti sociali con il rischio di seri traumi psicologici. Per tutti questi motivi proprio nel giorno della Festa del papà gli attivisti dell’associazione hanno fatto sentire la loro voce a Bologna davanti al tribunale di via Farini e poi in piazza Maggiore e fuori da una scuola superiore di via Manzoni. I loro cartelli colmi di rabbia recitavano: “Se intendi separarti sappi che sei spacciato. La legge dice alcune cose che parlano di parità ed equità, ma il giudice non la osserva e in più dirà che non sei abbastanza maturo da richiedere di stare coi tuoi figli, in sostanza che sei un menefreghista”…”Poco conta che la legge sull’affido condiviso dice che entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli. Il giudice disporrà un assegno mensile che solo tu dovrai sganciare, diventerai un nuovo povero, e col tuo stipendio farai la fame e vedrai i tuoi figli con il lumicino”. Si capisce chiaramente da queste grida disperate la loro voglia di sentirsi ancora veri padri e specialmente di non essere invisibili di fronte a uno Stato completamente passivo di fronte a questa delicata problematica.

Naturalmente le donne e le madri devono affrontare mille altri problemi, a partire dalla stessa violenza del consorte all’interno delle mure domestiche, ma questi sono quotidianamente e giustamente denunciati da tv e giornali, mentre la questione dei padri divorziati sembra essere molto sottovalutata e, nel mio piccolo, in questa settimana speciale l’ho voluta affrontare…dunque non vorrei apparire come un maschilista sempre attento ai problemi degli uomini in una società in cui le donne sono in seria difficoltà.

A proposito della parità tra sessi ho notato a malincuore che nella rubrica Personaggi Straordinari ho finora omaggiato ben 9 uomini e solo 2 donne, quindi sono aperto ai vostri suggerimenti: quale donna eccezionale merita per voi l’articolo di lunedì prossimo??? Vi do carta bianca, ricordandovi di optare per personaggi femminili presenti come prevede lo spirito della mia rubrica.

L’amore per la verità

 Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari 

Queste sono le parole di un personaggio che definire straordinario è limitativo…

lui è ROBERTO SAVIANO!

 Dopo anni di tranquillo anonimato, di gavetta giornalistica presso Pulp, Diario, Sud, Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiono  e la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, Saviano affiora sulle scene internazionali nel 2006 con Gomorra, un romanzo destinato fin dagli albori ad entrare nella storia. Scoppia il “Caso Gomorra” e subito ci si rende conto di come una penna possa far più paura di una potente arma e di come la scrittura possa divenire strumento per la ricerca della verità e della giustizia.

L’Italia finalmente apre gli occhi e tra le pagine di questo romanzo scopre una verità inedita e molto amara. Il cittadino medio per la prima volta da turista spensierato diventa protagonista di un “viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, di un lungo tragitto tra Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e l’agro aversano, centri cardine del mondo affaristico e criminale della camorra. La lettura non ci riporta un freddo e distaccato saggio sulla storia della criminalità organizzata in Campania, ma la sofferenza e la rabbia di un napoletano che vede la sua amata terra trasformata nella sede di ville hollywoodiane di boss malavitosi, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa e di una popolazione che protegge e approva l’operato di questo sistema. Si scopre un mondo in cui gli adolescenti non pensano a cosa fare da grandi, ma crescono con la convinzione che solo la criminalità potrà aiutarli a vivere serenamente e da veri uomini.

A tre anni di distanza dalla pubblicazione il libro diventa indiscutibilmente un Best Seller grazie alla vendita di 4,5 milioni di copie in tutto il mondo. Il romanzo diviene anche uno spettacolo teatrale, che fa vincere a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e un film, di cui ha firmato la sceneggiatura, che vanta innumerevoli premi: si ricordi infatti il riconoscimento al Festival di Cannes con il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria.

Il 10 dicembre 2009, alla presenza di Dario Fo, Saviano riceve il titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera e il Diploma di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte honoris causa e compie il nobile gesto di dedicare i riconoscimenti ai meridionali di Milano. Il 22 gennaio 2011 l’Università di Genova gli ha concesso la laurea honoris causa in Giurisprudenza “per l’importante con­trib­uto alla lotta con­tro la crim­i­nal­ità e alla difesa del prin­ci­pio di legal­ità nel nos­tro Paese” ed è proprio in occasione di questa cerimonia che scoppia una scintilla di guerra tra Saviano e la Mondadori: infatti a gran voce dedica il riconoscimento ai Magistrati della Procura di Milano che indagano sul Ruby-gate…cosa di certo non andata giù a Marina Berlusconi.

Molti critici hanno definito lo stile di Saviano molto simile a quello di Leonardo Sciascia e di Italo Calvino, due grandi autori del ‘900 divenuti celebri proprio per il saggio romanzato, genere letterario che l’autore napoletano ha dimostrato di saper armeggiare molto accuratamente.

Come ben sappiamo però la carriera di Saviano non è costellata solo da successi ma anche da molti sacrifici: infatti dal 2006, anno in denunciò nella piazza di Casal di Principe gli affari dei capi del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, e dei due reggenti, Antonio Iovine e Michele Zagaria, è costretto a viver sotto scorta a causa di continue minacce ed intimidazioni (decisione presa dall’ allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato). Pensate che nel 2008 durante il famoso processo Spartacus  il legale dei boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello una lettera scritta congiuntamente dai due imputati (il primo in carcere, il secondo latitante da 13 anni) in cui era contenuta la richiesta di spostamento del processo a causa dell’influenze che Roberto Saviano avrebbe avuto sui giudici. Dopo questo episodio si capì definitivamente che grande minaccia rappresentasse lo scrittore per gli alti ranghi della camorra e perciò si decise di ampliare la scorta a cinque uomini.

Il 2008 è l’anno della paura: infatti un ispettore di Polizia della DIA di Milano informa la direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza dal pentito Carmine Schiavone di un piano per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci. Nel giro di poco tempo il pentito smentisce tutto davanti ai magistrati e in questo modo allontana da sè ogni sospetto di ulteriori rapporti con l’organizzazione. Ormai è chiaro a tutti che Saviano è stato condannato a morte dal clan dei casalesi. Le informazioni che trapelano dagli interrogatori dei collaboratori di giustizia non danno speranze di futuro a Saviano, che dunque prende l’amara decisione di abbondonare l’Italia e lo fa con queste commuoventi parole:

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. 

Non si è fatta attendere la collaborazione da parte di illustri personaggi come Umberto Eco, Dario Fo, Rita Levi-Montalcini, Claudio Magris e tanti altri intellettuali stranieri che hanno invitato pubblicamente lo Stato Italiano a compiere qualsiasi sforzo per proteggerlo e sconfiggere la camorra, ponendo l’accento sul fatto che la criminalità organizzata non è un problema di polizia che riguarda solo lo scrittore, ma un problema di democrazia che riguarda tutti i cittadini liberi. Nonostante questo ancora oggi molte persone hanno il coraggio di sostenere che la scorta a Saviano sia un inutile spreco di soldi a carico dei cittadini italiani.

Nel 201o insieme a Fabio Fazio Saviano conduce su Rai3 Vieni via con me che ottiene inaspettatamente un grande successo di pubblico, riuscendo nell’impresa di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica sul potere della criminalità organizzata in tutta Italia e su altri delicati temi.

Nonostante l’apprezzamento collettivo il programma non è più andato in onda in Rai e questo deve farci molto riflettere sulla situazione della tv pubblica italiana…

P.S. In questo giorno speciale per tutti i padri spero che a breve anche Saviano possa sentirsi chiamare “papà” finalmente libero dalla paura di morire solo per aver scritto un semplice libro!

Rai alternativa!

Ho scoperto solo ieri che nella Rai dell’integerrima Lorenza Lei, dove la parola “profilattico” divenne taboo in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, dove preti e suore sono protagonisti indiscussi delle fiction, dove la farfallina di Belen scatenò fulmini e saette, sta andando in onda una serie molto alternativa.

Si tratta della serie televisiva Fisica o Chimica nata in Spagna nel 2008 e sbarcata in Italia nel 2010 su Rai4. Il telefilm ruota attorno le vite dei giovani professori e studenti del “Zurbaràn”, un liceo privato di Madrid e nella madrepatria ha persino vinto il Premio Ondas 2009 per la miglior serie e, nonostante le critiche negative ricevute al debutto, ha guadagnato un seguito di fan fedeli.

Ad aprire il dibattito sulla serie è stato recentemente il quotidiano Libero che attraverso la penna di Francesco Borgonovo ha gridato allo scandalo per il contenuto di Fisica o Chimica, definito un telefilm pornografico. Naturalmente prima di scrivere questo articolo mi sono documentato vedendo la puntata di oggi e devo ammettere che il contenuto è davvero forte: infatti nell’istituto privato di Madrid si consumano scambi di coppia, triangoli e rapporti tra professori e alunni. Il tema dominante è assolutamente il sesso che viene mostrato in tutte le innumerevoli varianti…si va dai rapporti etero a quelli omo e bisessuali, per poi passare attraverso ammucchiate e stupri. A destare scalpore è stato l’episodio in cui una giovane e attraente insegnante si intratteneva in effusioni con un allievo diciassettenne.

Tutto ciò ha scatenato l’ira dell’associazione cattolica AIART e del suo presidente Luca Borgomeo che ne ha chiesto la sospensione immediata.

Chiediamo la sospensione degli episodi di Fisica e chimica trasmessi su Rai4 alle 13:40. Le vite dei personaggi del telefilm, alunni ed insegnanti, si intrecciano in vicende ambigue a base di sesso, droga e trasgressione. La serie propone scene dirette che inducono i giovani al sesso spinto e all’omosessualità.

Carlo Freccero, direttore di Rai 4, ha risposto alla polemica con una dichiarazione rilasciata a TvBlog, con la quale si è dichiarato scandalizzato dalla richiesta di sospensione della serie.

Trovo tutto ciò scandaloso, perché la serie in questione la ritengo assolutamente pedagogica, tratta i temi del razzismo, dell’omosessualità fra i giovani, certo questi argomenti nella serie TV sono affrontati con realismo, ma sempre in chiave didattica. La sto riproponendo ora, visto che ho avuto tantissime richieste dai telespettatori che hanno scritto al nostro sito di Rai4 ed ho già comprato le nuove serie. Io mi chiedo come in un paese europeo, laico come è l’Italia, si possa chiedere in modo così perentorio ed integralista la sospensione di questa serie. Lo ripeto, sono profondamente scandalizzato e allibito. Voglio poi sottolineare che io ho rispettato tutte le regole e anche di più: ho fatto mettere il bollino rosso e l’ho messo in onda in un orario per cui si possono mandare in onda i programmi per adulti. Sono profondamente offeso da questa associazione, che non sa leggere la fiction di oggi e sono abituati che solo Don Matteo si può proporre in televisione.

Come avete letto ha creato parecchi problemi il fatto che gli orari della messa in onda siano le 9:30 e le 13:40, troppo accessibili a bambini e ad adolescenti. In realtà per essere onesti la fascia protetta del pomeriggio va dalle 16 alle 19 (prima i più piccoli sono ancora a scuola o all’asilo), anche se sinceramente io la posticiperei nel preserale ma non per evitare la visione ai ragazzini, come vorrebbe Libero, ma anzi per agevolarla visto che, come sottolinea il direttore di Rai4, molte tematiche possono essere istruttive come la necessità del preservativo per evitare la diffusione di malattie sessualmente trasmessibili, la gravità delle droghe anche se leggere, l’accetazione dell’omosessulità di un compagno e l’efficacia di un rapporto di solidarietà e non di astio tra docenti e studenti.

Naturalmente non è una serie facilmente sopportabile anche perchè esce dai rigidi schemi della morale italiana, ma da qui a gridare la sua censura mi sembra davvero eccessivo. Poi mica il giornalismo italiano si era scagliato con forza contro l’esternazione di Celentano sulla chiusura di Famiglia Cristiana e  de l’Avvenire???

Poi a farmi un po’ sorridere è il fatto che proprio un giornale di Berlusconi urli allo scandalo e sottolinei l’immoralità della serie dopo aver difeso per mesi bunga bunga e nipoti varie…ma questa è solo un’opinione personale!

“Io cammino con gli ultimi”

Innanzi tutto voglio ringraziare calorosamente tutti i miei lettori, da quelli storici fino alle new entry, per l’affetto dimostrato in questi giorni…tutto ciò mi spinge ad impegnarmi ancora di più nella gestione di questo blog, iniziato così per gioco e divenuto in breve tempo fonte di innumerevoli soddisfazioni.

In secondo luogo vi informo su un “cambio di palinsesti”: la  rubrica Personaggi Straordinari, che fino ad ora fortunatamente ha ricevuto molti riscontri positivi, si sposta dalla domenica al lunedì con la speranza di non trovarmi più obbligato ad omaggiare l’ultimo nella lista dei defunti, ma di far in tempo ad esaltare un talento che ancora ci fa ridere, emozionare, commuovere e stupire.

Battezzo questa nuova stagione con un personaggio molto controverso, ribelle, anticonformista e per di più anche prete…

Lui è:

DON ANDREA GALLO!

Nel 1948 il nostro personaggio di oggi, dopo esser stato folgorato dalla spiritualità dei salesiani di Don Giovanni Bosco, entra nel noviziato di Varazze e incomincia a nutrire dentro di sè il desiderio di iniziative benefiche nel Terzo Mondo. Raggiunge il suo obiettivo nel 1953, anno in cui parte per San Paolo, dove incomincia un percorso di studi teologici che verrà bruscamente interrotto dalla sua totale repulsione per il regime brasiliano. Nel 1959 viene ordinato presbitero e successivamente diventa cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori. Qui cerca di introdurre un’impostazione educativa diversa, volendo combattere i secolari metodi repressivi con le uniche armi della fiducia e della libertà. Per la prima volta nella loro vita questi ragazzi si sentono finalmente amati e considarati da quel prete che permetteva loro di uscire, di andare al cinema e di vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall’unico e rigoroso concetto di espiazione della pena. La sua passione nell’educare questi giovani sfortunati non viene premiata ma condannata: infatti viene allontanato senza giustificazioni valide dal riformatorio e nel 1964 decide di lasciare la congregazione salesiana per questo motivo: «La congregazione salesiana si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale». Passa molti anni nella parrocchia del Carmine che grazie al suo intervento diventa punto di aggregazione e di ascolto di giovani e adulti  poveri ed emarginati in cerca di solidarietà. Nel 1970 il suo progetto viene nuovamente infranto a causa di un ennesimo trasferimento, questa volta causato dalle pressioni delle classi borghesi residenti che lo accusavano di essere comunista e di favorire lo spaccio di hashish all’interno della sua comunità. Il provvedimento dell’arcivescovo provoca nella parrocchia e nella città un movimento di protesta, ma la curia non torna indietro e ingiunge a don Andrea di obbedire. Tuttavia egli rinuncia all’incarico offertogli all’isola di Capraia, ritenendo che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Non si fa abbattere però Don Gallo e poco tempo dopo dà vita alla Comunità di San Benedetto al Porto, dove continua nel suo impegno a favore degli emarginati. Nel 2006 arriva persino a lottare a favore della legalizzazione delle droghe leggere e si fa multare per aver fumato uno spinello nel palazzo comunale di Genova e grazie a questa campagna stringe un forte sodalizio con Vasco Rossi e Piero Pelù. Hanno fatto discutere anche il suo sostegno al movimento No Dal Molin di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa nella città veneta e la sua partecipazione al V2-Day organizzato da Beppe Grillo. Ha infine raggiunto l’apice delle antipatie nel Vaticano con la sua presenza nel 2009 al Gay Pride di Genova, con la presentazione del primo calendario transessuale della storia italiana, avente per protagoniste le trans del Ghetto di Genova cantate anche dall’amico Fabrizio De André e con la vittoria del titolo Personaggio Gay dell’Anno voluta da Gay.it. Recentemente Don Gallo ha sostenuto Marco Doria alle primarie del centrosinistra di Genova per la designazione del candidato sindaco, poi vinte dallo stesso Doria.

Vorrei concludere con una frase di  Loris Mazzetti, suo collaboratore nel libro Sono venuto per servire, che con ironia sia verso la Chiesa sia verso la Politica dice: «Peccato che Don sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader».

100% affidabile!

Dopo vari giorni di assenza vi devo informare su un importante e gradito premio che il mio blog ha ricevuto poco tempo fa…

 

Il premio mi è stato virtualmente consegnato da Artù, originale e creativa foodblogger che potete trovare all’indirizzo  http://lacasadi-artu.blogspot.com/, con le seguenti motivazioni:

1. E’ aggiornato regolarmente
2. Mostra la passione autentica del blogger per l’argomento di cui scrive
3. favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
4. offre contenuti ed informazioni utili ed originali
5. non è infarcito di troppa pubblicità
 
Vi riporto anche la frase molto carina con cui Artù ha giustificato la sua scelta:
Premio Davide Bellombra per il suo blog di attualità ricco di spunti, di video, di ricordi, di stuzzicanti provocazioni, scorrevole, sempre giusto nei tempi e aperto al dialogo anche con noi foodblogger.
 
E’ inutile dirvi quanto mi abbia fatto piacere ricevere questo premio sia perchè ripaga gli sforzi del gestire un blog e poi perchè l’affidabilità sembra essere divenuta oggi una qualità rarissima…di quante persone possiamo fidarci veramente??? Voi avete la fortuna di poter contare su una persona al 100% affidabile???
 
Sicuramente Lucio Dalla aveva trovato in Marco Alemanno una persona al 100% affidabile…un amico intimo che non lo avrebbe mai tradito con meschinità, un confidente delle sue paure, un compagno nei momenti di svago e una persona che nel momento drammatico del suo funerale è riuscita con forza e dolore a gridare il suo profondo sentimento…
 
 
Eppure l’alta voracità dei mass media non è riuscita a fermarsi nemmeno di fronte a tutto questo e ha voluto ancora una volta accanirsi contro un qualcosa di puro e di intoccabile. Dal giorno seguente sono piovute le polemiche sulla possibile relazione del cantautore con il giovane e sull’omissione da parte di Dalla della sua omosessualità. Tutti si sono sentiti in dovere di esprimere la loro opinione o meglio il loro pesante giudizio. Ha incominciato la giornalista Lucia Annunziata che ha sostenuto: “I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte”.
La polemica della conduttrice di “In 1/2 h” nasceva dal fatto che nessun giornalista si fosse degnato di chiamare il ragazzo “compagno di Dalla” prediligendo il sinonimo “amico intimo” e dalle parole del monsignor Gabriele Cavina, numero tre della Curia bolognese, che ha presentato Alemanno come “collaboratore” di Dalla e ha rammentato il dovere della confessione e della penitenza per non “accostarsi all’Eucarestia in peccato mortale”. Sono seguite a ruota le infiammate frasi di Franco Grillini, presidente di Gaynet, che ha dichiarato: “Lucia Annunziata ha ragione quando denuncia l’ipocrisia della Chiesa cattolica dicendo che se Dalla fosse stato gay dichiarato non gli avrebbero fatto i funerali in chiesa”. Non poteva assolutamente estromettersi dalla pesante querelle il critico letterario Aldo Busi che è arrivato ad apostrofare Dalla “gay represso cattolico”.
L’unica voce fuori dal coro e veramente degna di essere ricordata è quella di padre Bernardo Boschi, amico e confessore di Lucio, che senza ipocrisie e con spontaneità si è rivolto durante all’omelia proprio al presunto “collaboratore” con queste parole: “questo tonfo… quasi crudele, vero Marco?… ci ha lasciati tutti più soli, più tristi”. Con grande onestà intellettuale questo prete è riuscito a scorgere un reale sentimento al di là della rigida morale cattolica e in una sola frase ha liberato la Chiesa da un’immagine sessuofobica e omofoba ormai secolare.
Comunque alla fine di questo grande polverone concedetemi un liberatorio MA CHI SE NE FREGA…io ricorderò Lucio Dalla per la sua attività artistica e non certo per il suo orientamento sessuale, che si sarebbe dovuto dichiarare solo su volontaria richiesta del cantante e non senza rispetto dopo la morte…in fondo un personaggio pubblico non deve necessariamente rinunciare al suo privato e Dalla l’ha fieramente tutelato fino alla fine.
 
Per fortuna Lucio si è circondato di tanti amici che, ora che non c’è più, sono scesi in campo per difenderlo dalle accuse di ipocrisia e di falsità…queste sono le persone al 100% affidabili che auguro a tutti voi di trovare!
 
 

Te vogliamo bene assai…

Oggi è un giorno di lutto per la musica italiana, perchè si celebrano i funerali del cantautore Lucio Dalla dopo ben 50 anni di illustre attività artistica. Per ironia del destino il 4 marzo è stato la data propizia della sua nascita nel 1943 e anche quella dell’ultimo saluto ad amici e fan. Una data simbolica divenuta canzone nel 1971, anno in cui meritò la terza posizione del Festival di Sanremo.

Fin da bambino la sua vita è segnata dall’unica e grande passione per il Jazz, che lo porta a spiccare come suonatore di clarinetto nella bolognese star-band “Rheno Dixieland”, nota per aver ospitato anche il famoso regista Pupi Avati. All’alba degli anni ’60 Lucio entra per la prima volta in una sala di incisione con i Flippers e stringe un forte legame con Edoardo Vianello che si concretizza con la collaborazione nella celeberrima “I Watussi”. Gino Paoli ricopre un ruolo fondamentale nell’ascesa di Dalla: infatti è il primo che vede in quel “buffo omino peloso” un talento straordinario, tanto da spingerlo a una carriera da solista. La semplice ammirazione diventa un vero rapporto lavorativo nel 1964, anno in cui Paoli scrive “Lei (non è per me)” per il cantante bolognese. Al Cantagiro dello stesso anno Dalla deve sopportare pesanti critiche…in fondo non è così raro che un artista non venga immediatamente riconosciuto dal grande pubblico e dagli esperti. La delusione spinge il nostro Lucio a interrompere bruscamente il percorso da solita e a unirsi al gruppo de Gli Idoli con cui pubblicherà l’album “1999”, contenente il successo Paff Bum, portata con gli Yardbirds a Sanremo.

Il 1967 è l’anno di Bisogna saper perdere, capolavoro indiscusso che rieccheggia nelle nostre orecchie ancora oggi da quello storico Festival. Il famoso palco del Casinò di Sanremo è anche il punto di lancio dell’indimenticabile Piazza Grande del 1972, canzone in cui Dalla celebra proprio la piazza della sua Bologna, dove oggi migliaia di fan si sono riversati per l’ultimo saluto.

Gli anni tra il ’70 e il ’75 sono noti per l’intenso sperimentalismo che ha portato Lucio a pezzi musicalmente intricati ma mai difficili. A proposito della sua genialità innovativa mi piace riportare qui il commento del giornalista de “la Repubblica” Tiziano Toniutti: “Dalla ha sempre saputo, nell’arco di una discografia lunga e variegata, evitare la banalità del prevedibile, dare all’opera e al chorus due valori distinti e ugualmente importanti” . Condivido in pieno queste parole che dimostrano il perchè le sue canzoni a distanza di decenni sembrino più vive ed innovative che mai e non rischino certamente l’estinzione.

Dal 1977 inizia la consacrazione definitiva di Dalla nell’olimpo degli artisti senza tempo: infatti è l’anno di Come è profondo il mare, prodotto da Alessandro Colombini, che ottiene un riscontro popolare inimmaginabile. Seguono grandi successi sempre frutto della sua spontanea ispirazione e mai di un progetto a tavolino con influenti discografici. Il 1979 porta nella storia della musica italiana perle come Anna e Marco, il bolero de L’anno che verrà, le visioni oniriche e il jazz sottopelle di Stella di mare. L’album, che come titolo ha lo stesso nome dell’artista, è meraviglioso dall’inizio alla fine anche grazie ad alcuni pregevoli arrangiamenti di archi di Giampiero Reverberi. Nello stesso anno viene pubblicato anche “Banana Republic”, disco che prende origine dallo storico tour con Francesco De Gregori, con cui Lucio è tornato a duettare nel 2010.

Arrivano i proficui anni ’80 con le straordinarie Balla balla ballerino, Futura, Cara, Camion e Washington. Nel 1986 esce l’album DallAmeriCaruso, raccolta live che contiene l’inedito Caruso. Il brano, dedicato al tenore Enrico Caruso, diventa quasi un inno nazionale italiano all’estero e sicuramente la sua canzone più nota nel mondo…lo dimostrano i nove milioni di copie vendute e le innumerevoli reintepretazioni(quella di Luciano Pavarotti in primis).

OGNI VOLTA I BRIVIDI!!!

 

Oltre a De Gregori un altro amico storico di Dalla è Gianni Morandi, con cui ha duettato nella splendida Vita di Lavezzi e di Mogol.

Nella rassegna dei suoi collaboratori più fedeli non possiamo dimenticarci neanche Ron, autore dell’energica Attenti al Lupo.

La sua grandezza si rintraccia anche nella capacità di scovare talenti emergenti ed uno di questi è sicuramente Samuele Bersani, autore della magica Canzone.

Dalla saluta il millenio in modo estremamente originale nella sua ritmata Ciao…

E adesso caro Lucio siamo noi che con tanta nostalgia dobbiamo dire “ciao” al tuo grande talento e alla tua straordinaria simpatia…

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